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La storia della malacologia italiana

La storia della malacologia italiana potrebbe essere molto lunga, data la possibilità di rifarsi addirittura ai naturalisti Latini. Venendo invece ad anni più vicini a noi, scopriamo che il primo periodico malacologico fu il Giornale di Malacologia, pubblicato a Pavia dal 1853. La costituzione di una vera Società malacologica italiana ebbe luogo poco dopo l'Unità del Paese. Infatti tra il 1868 ed il 1874  si iniziò a pubblicare il Bullettino Malacologico Italiano, in seguito ridenominato Bullettino della Società Malacologica Italiana, quest'ultima essendo stata fondata nel 1874.

Nella fine del XIX secolo gran parte dei ricercatori fu infatti attratta dalla biologia sperimentale, dall'Embriologia in primo luogo, e conseguentemente la tassonomia fu trascurata. Il declino di quest'ultima, che costituiva il grosso della letteratura malacologica, fece cessare le motivazioni per tenere viva una società specializzata, e questa quindi scomparve. Dal 1900 al 1960, dunque, le pubblicazioni malacologiche furono disperse in una quantità di riviste differenti, e la ricca tradizione scientifica fu continuata da pochi specialisti e amatori; per la profondità delle loro conoscenze bibliografiche e l’importanza dei lavori prodotti, figure di spicco fra questi ultimi furono quelle di Carlo Alzona, Serafino Cerulli-Irelli, Giorgio Coen, Ottavio Priolo e Giuliano Ruggieri.

A metà degli anni Sessanta due impulsi indipendenti condussero alla reviviscenza della malacologia italiana. Uno fu costituito dai malacologi 'istituzionali', che nel 1963 ricostituirono la Società Malacologica Italiana (S.M.I.). Il secondo impulso fu dato da amatori che, più o meno contemporaneamente, diedero origine alla Unione Malacologica Italiana (U.M.I.), che dal 1965 iniziò a pubblicare una propria rivista: Conchiglie. Nel 1979 la rivista Conchiglie fu ribattezzata Bollettino Malacologico e l'11 novembre del 1982 fu costituita la S.I.M., dalla fusione della S.M.I. e dell’U.M.I.

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