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Il malacologo

L'opera scientifica di Tommaso è stata analizzata in dettaglio, con grande amore e competenza, da Piero Piani nella riedizione in 4 volumi delle sue opere a cura di Riccardo Giannuzzi Savelli (*). Sarebbe inutile ritornare quindi su punti già magistralmente trattati da questo Autore. Quanto di seguito rimarcherà quindi qualche aspetto della sua attività, attività tanto feconda che ancora adesso Tommaso è… tra noi, perchè quasi non passa anno che qualche ricercatore non trovi nella sua collezione una specie "buona" ma mai pubblicata e non la ridescriva "ex Monterosato".

Il primo aspetto che mi preme sottolineare è l'assoluta concentrazione di Tommaso, come preminente interesse personale, alla malacofauna Mediterranea. In questo appare singolarmente moderno per l'epoca; quando infatti iniziò a scrivere il concetto di aree zoogeografiche era poco più che in formazione. Piuttosto che di Mediterraneo si parlava e si scriveva solo di Sicilia, o di Puglia, Liguria, etc.; e questo anche per ovvi motivi geo-storici. Il primo a concepire il Mediterraneo come un tutto unico e a dedicarvi una monografia fu il Weinkauff, e non è certo un caso che la copia di Tommaso di questo libro sia annotata si può dire ad ogni riga. Per tutta la sua vita scientifica, tenacemente, si dedicò a procurarsi materiale di ogni parte di questo mare, ricorrendo a una rete di corrispondenti veramente impressionante. Quanto raccolse e collezionò di fossile o di Atlantico veniva visto sempre come materiale di confronto ai fini di definire meglio le peculiarità della malacofauna Mediterranea. E su questa aveva una biblioteca che si può dire praticamente completa. Questa sua "specializzazione" è, a sua volta, decisamente moderna, e gli permise ovviamente di raggiungere vette di analisi sconosciute a contemporanei che si dedicavano a "di tutto un poco".

In questo ambito, non vi può essere contrasto più singolare con la figura del cugino Antonio De Gregorio, un vero poligrafo. Noi lo conosciamo per le opere malacologiche, ma il De Gregorio scrisse praticamente su tutto - dalla frutticultura alla fisica all'arte, e la sua opera forse pù importante è la monumentale "Iconografia delle collezioni preistoriche della Sicilia". Si è insistito su una rivalità tra Monterosato e De Gregorio. Tale rivalità in effetti, da parte di Tommaso, esisteva solo quando il cugino osava toccargli le "sue" conchiglie mediterranee. Su di esse, e certo non a torto, Monterosato si riteneva non secondo a nessuno, e la superficialità del cugino, certe sue bizzarrie, potevano suscitare da parte sua risposte piccate. Forse competizione vi era anche nel "contendersi" l'amicizia di J. G. Jeffreys, malacologo inglese per i quali ambedue avevano una reale venerazione. Ma, al di fuori di questo ambito, Monterosato stimava De Gregorio, e riconosceva in lui una superiore competenza in ambito paleontologico, non esistando a chiedergli lumi su questo o quel fossile che in qualche modo incrociasse i suoi studi di "mediterraneista".

Il secondo aspetto che vorrei porre in rilievo è un cline che caratterizza gli studi di Tommaso. Inizialmente collezionista, e come tale ricercatore e descrittore di specie nuove e rare, una costante delle sue ricerche è il progressivo spostarsi all'approfondimento conoscitivo delle specie più comuni, in altre parole allo studio del complesso polimorfismo che contraddistingue tante specie del nostro mare. Tale approfondimento, sulla base del quale verosimilmente estese i suoi interessi anche alle specie nonmarine, portò a risultati qualitativamente assai diseguali; ma non poteva essere altrimenti, dati gli strumenti di indagine esistenti alla sua epoca. Ma questo interesse demarca senz'altro il passaggio da semplice collezionista a vero scienziato: l'obiettivo infatti non è più, per lui, descrivere specie rare e inedite, ma piuttosto cercare di capire come, dove, perchè certe forme, come i Cerithium, presentino tanti aspetti morfologici peculiari; se queste "razze" siano locali o si ripresentino in più località; entro quali limiti possano variare; se vi siano analogie con le testimonianze fossili…

Questa sua intuizione del Mediterraneo come laboratorio biologico è anch'essa notevolmente moderna; e se i tanti nomi che questo studio generò sono ritenuti spesso non validi, si deve comprendere che all'epoca il solo sistema per segnalare e trasmettere informazioni su una popolazione con una serie di caratteri ritenuti interessanti era dare ad essa un nome. D'altro canto, molti di questi nomi sono stati modernamente rivalutati, come nel caso dei Molluschi nonmarini, a conferma di un intuito sì geniale, ma anche sempre fondato su osservazioni attente e supportate da ricche serie di materiali. E Tommaso, ancora, era perfettamente conscio delle difficoltà intrinseche a questo studio. Bene, molto bene, ha fatto Piani a rimarcare queste sue parole del 1896 e l'onestà intellettuale (e, aggiungo, l'umiltà) che le ha generate: «Io del resto, non ho alcuna pretensione di conoscere la specie, non faccio che registrare ed assegnare un vocabolo ad ogni forma che incontro e ch'è dissimile dalle altre. Secondo l'antico metodo tutte queste forme non costituirebbero che una sola specie.».

Il terzo e ultimo aspetto sul quale vorrei brevemente soffermarmi è l'aspetto assolutamente, e di nuovo modernamente, europeo dell'uomo e dello scienziato Monterosato. Perennemente in viaggio, perennemente in corrispondenza con mezzo mondo, perennemente a confronto con modi di pensare e metodi di ricerca differenti, con una conoscenza pratica delle lingue tale che si trovano sue note manoscritte iniziate in Italiano e proseguite in Inglese, o magari in Francese - a testimonianza di un pensiero che certo non si limitava a Palermo. Quanta differenza di mentalità, anche qui, col cugino De Gregorio, che da Palermo non si spostava mai o quasi…

Io credo che, forse tra un secolo, gli storici, se ancora ve ne saranno, non parleranno più di una Prima e di una Seconda guerra mondiale, ma piuttosto di una sola guerra mondiale che iniziò nel 1914 e finì nel 1945; guerra che ebbe una lunga pausa, ma durante la quale continuarono ad aversi conflitti locali, e sopratutto ad agitarsi, e prendere forma ancora più oscura torbida e minacciosa, le medesime cause che ne determinarono l'inizio. Questa guerra non solo causò milioni di morti, ma spezzò ex abrupto sul nascere una comune Europa intellettuale della quale personaggi come Tommaso sono un esempio, intellettuali che viaggiavano e comunicavano in un'epoca positiva, di continue nuove conquiste della scienza, di Esposizioni Universali, di esportazione coloniale delle idee di un'Europa che si riteneva onnisciente e faro della civiltà, e che invece finì nel Medioevo dei lager.

Questa fragile ed entusiasmante Europa a cavallo del '900 era costituita dai Monterosato e dai loro simili; sfortunatamente troppo pochi, e troppo privilegiati per poter costituire un modello, in un ambito sociale ove le infinite contraddizioni preparavano i fermenti della prossima catastrofe. Nell'introduzione Laura e io abbiamo accennato al perchè pensiamo che i motivi di ordine economico non siano stati preminenti nella decisione di Tommaso di separarsi dalla sua collezione. Personalmente credo che, accanto ai motivi di ordine familiare e di età avanzata, non poco abbiano pesato su Tommy i postumi del conflitto appena, apparentemente, conclusosi. Conflitto che di colpo aveva generato lutti in ogni famiglia, reso vecchi amici avversari appartenenti a una Potenza straniera, spezzato e mostrato la fragilità di quelle che sembravano conquiste acquisite. Gli anni '20 furono gli anni della disillusione, e sull'ormai anziano Tommaso l'impressione dovette essere fortissima, ed estremamente deprimente, con il crollo del mondo nel quale aveva vissuto e creduto.

Sento quest'uomo di un secolo addietro, ma per tanti aspetti così moderno, singolarmente a me vicino, e ringrazio di avere avuto l'opportunità di avere potuto esaminare le sue carte - che è stato per me un dovere morale di portare per quanto possibile a conoscenza del prossimo - in un'Europa attuale, la mia, che spero abbia finalmente espulso gli assurdi veleni che hanno causato il disintegrarsi della sua.

(*) Tommaso di Maria Marchese di Monterosato - Opera Omnia, a cura di Riccardo Giannuzzi Savelli con note di Piero Piani - Palermo 1982-1985, Società Italiana di Malacologia.